I lavori sono partiti in ritardo ma sono stati veloci, molto veloci. Mancano solo gli alberi e gli arbusti che dovevano essere gentilmente offerti dall’Associazione Vivai Lombardi, i pannelli turistici su fauna e vegetazione e sui reperti storici, il ponte in legno tra viale Gorizia e viale D’Annunzio, i due chioschi-bar.
Così il Comune ha realizzato il suo progetto, annunciato in giugno dall’assessore Maurizio Cadeo, senza aspettare la sentenza del Consiglio di Stato, con una fretta che sospettiamo si debba a scopi propagandistici.
Ci sarebbero da dire delle cose sulle scelte degli arredi: parapetti di legno giovane dall’aspetto rustico che sarebbero più consoni ad un parco di montagna, lampioni diversi da quelli che a pochi metri di distanza punteggiano viale Gorizia…Insomma, l’effetto complessivo è disarmonico e di basso profilo, non certo all’altezza dell’importanza del luogo. E’ doloroso constatare che l’amministrazione di questa città non ha lo spirito che servirebbe per dare a Milano un po’ di bellezza in più, come accade nelle città d’Europa con cui vogliamo confrontarci.
Ma possiamo mettere tra parentesi queste considerazioni e decidere che ciò che conta è non avere più sotto gli occhi lo scempio di una ferita lasciata aperta e dimenticata. Con una soluzione temporanea, certo, in attesa della soluzione definitiva, come noi abbiamo sempre sostenuto che si dovesse fare in contrasto con chi teme che le soluzioni temporanee diventino definitive e avrebbe preferito che la Darsena rimanesse l’orribile buco che era finché non si fosse ripristinato l’originario bacino d’acqua.
Una posizione sostenuta da alcuni cittadini che ci hanno scritto (e che ne rappresentano certamente molti altri), dai Comitati dei Navigli, dal candidato alle primarie del PD Stefano Boeri, dal giornalista di Repubblica Milano Ivan Berni, e da tanti altri.
Un fronte con cui non condividiamo neppure l’idea che la Darsena debba necessariamente tornare ad essere come era, perché i tempi sono cambiati, Milano non ha più bisogno di un porto commerciale e la Darsena può diventare uno specchio d’acqua e anche un’area verde pensata per essere vissuta dai cittadini.
Condividiamo invece la preoccupazione della destinazione d’uso che l’attuale amministrazione intende dare alla Darsena. Pensiamo al progetto della Navigli Lombardi S.c.a.r.l.: una piattaforma che diventerebbe punto di ormeggio per le imbarcazioni turistiche ma anche sede di concerti ed eventi sportivi, finanziata da sponsor in cambio di spazi pubblicitari e della possibilità di usufruire dello spazio per organizzare manifestazioni, con un pallone pressostatico come copertura per i mesi invernali. Il progetto è stato approvato dal Sindaco e dalla sua Giunta e anzi alcuni lavori, come il passaggio pedonale tra viale Gorizia e viale D’Annunzio, sono stati scorporati dal progetto del Comune per essere realizzati dalla Navigli Lombardi S.c.a.r.l. come contropartita per lo sfruttamento commerciale della Darsena.
Milano non tornerà ad essere la città europea che era finché sarà amministrata con questa logica di piccolo commercio e di “divertimentificio” di bassa lega che ha involgarito gli spazi pubblici, banalizzato l’offerta di occasioni e spazi per il tempo libero, favorito il proliferare incontrollato di esercizi commerciali tutti uguali e di qualità quasi sempre scadente. I Navigli sono stati completamente sacrificati a questa logica con tutti i problemi e gli effetti nefasti che i cittadini denunciano da anni senza risultati. Il totale sprezzo dell’amministrazione per le istanze che vengono da chi la città la vive si riconferma così in tutta la sua drammaticità.
Noi ci eravamo preoccupati di proporre al Comune un programma di attività improntate ai temi del verde, della sostenibilità, dell’ecologia. Immaginavamo una Darsena in cui le logiche commerciali fossero subordinate ad uno spirito diverso e proprio del luogo (vedi la pagina “Il nostro programma”).
Nel post del 17 settembre raccontavamo lo sconcerto di sentirci invitati a parole a dare il nostro contributo, non solo ideativo, ma di vederci offrire una forma di contratto farraginosa e di fatto non adeguata agli obiettivi del nostro progetto.
Abbiamo chiesto chiarimenti, abbiamo cercato un contatto ma non abbiamo ricevuto risposte e ci è rimasta l’amara impressione di essere stati “usati” perché agli incontri con l’amministrazione portavamo le tante adesioni che avete lasciato sul blog. Usati quando si trattava di convincere qualcuno all’interno del Comune che era necessario intervenire con urgenza, mollati quando è giunto il momento di decidere che fare della Darsena e non c’era alcuno spazio per abbracciare una logica ispirata ad una sensibilità diversa ed evidentemente del tutto estranea alla visione del mondo di questa amministrazione.